Femminicidio: una sconcertante realtà in continuo aumento

Femminicidio. È da qualche anno ormai che ha preso piede questo termine, che letteralmente sta a significare “omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi legati alla sua identità di genere“.

Cosa significa in parole povere? Un uomo che uccide una donna a cui era sentimentalmente legato, che questa abbia ricambiato o meno. Può essere dunque tanto un marito che uccide una moglie, quanto un ragazzo innamorato e non ricambiato.

Queste morti vengono etichettate come delitti passionali, anche se di passione non si può proprio parlare, anche perché passionale suona quasi a giustificativo di qualcosa che giustificazioni non ha.

I dati usciti in questi giorni nel Rapporto Eures sul femminicidio in Italia parlano chiaro: nel 2013 sono state uccise 179 donne, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente. Una vittima ogni due giorni.

Questo dato rappresenta ben il 35,7 % degli omicidi commessi nello stesso anno nel paese. Nel 1990 la percentuale era meno di un terzo.

Femminicidio in ambito familiare

La maggior parte delle volte la trappola è proprio la famiglia, e quasi 7 volte su dieci è il coniuge a compiere il femminicidio. Al contrario degli omicidi in genere, dove l’arma più utilizzata è quella da fuoco, per questo tipo di delitto lo strumento più ricorrente sono le mani, nella forma delle percosse, dello strangolamento e del soffocamento.

La cosa più sconcertante di tale rapporto è però che il 51, 9% delle vittime aveva precedentemente segnalato o denunciato alle istituzioni le violenze subite.

Ma in fatto di legge, come siamo messi? Nel 2013 è stato emanato un decreto legge, precisamente il nr. 93/2013. Con tale decreto si è voluto prevenire la violenza, proteggere le vittime e punire i colpevoli più severamente.

  • Pene più severe
  • arresto obbligatorio in stato di flagranza
  • allontanamento del coniuge violento da casa da parte delle forze di polizia, e utilizzo eventuale del braccialetto elettronico
  • irrevocabilità della querela
  • corsia giudiziaria preferenziale per tali processi
  • permesso di soggiorno per le vittime straniere

Con esso è stata introdotta anche la aggravante della violenza assistita, ovvero l’aver commesso il fatto in presenza o in danno di un minore di 18 anni, ovvero in danno di persona in stato di gravidanza, e l’aggravante per violenza sessuale qualificata a danno del minore, della donna in stato di gravidanza o persona con la quale si intratteneva una relazione coniugale o affettiva.

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È stata poi aumentata la pena per il solo delitto di minacce e previsto un ampliamento delle aggravanti relative al reato di stalking. Il delitto di atti persecutori resta a querela della vittima, ma il termine è di sei mesi. Inoltre la remissione è soltanto processuale e nel caso di minacce reiterate la querela è irrevocabile.

Le misure a sostegno di tale reato vengono estese anche ai reati di maltrattamenti in famiglia.

Le vittime di violenza di genere, nella maggior parte dei casi, sono in uno stato di vulnerabilità, riconducibile ad una soggezione e ad una riduzione della libertà di autodeterminazione, a causa delle condotte subite.

Le cause del femminicidio

Fra le cause più ricorrenti nei casi di femminicidio vi è la gelosia e la mania di possesso. Proprio per questo si parla impropriamente di delitti passionali. I Femminicidi del possesso sono solitamente commessi a seguito della decisone della donna di interrompere la relazione, o conseguentemente ad un rifiuto nel volerla riprendere.

Un’altra causa è rappresentata dai problemi economici, così come i divorzi. Infine, ahimé, fra le cause gioca un ruolo importante anche il mutamento dei ruoli, il quale ha portato l’uomo a percepire un senso di frustrazione e smarrimento di fronte all’affermazione sempre maggiore della figura femminile nella società odierna.

In generale dunque bisogna attribuire molti femminicidi alla tendenza maschile a considerare la donna come cosa “propria”, specialmente in questo momento storico, nel quale è in corso una fase di mutamento dell’identità femminile, verso l’emancipazione e la libertà. Tutto ciò viene vissuto dall’uomo come una minaccia alla proprio virilità, al proprio dominio sessista.
Le cause sono quindi molteplici, le soluzione prospettate ancora carenti e inefficaci. Come prevenire un tale fenomeno? Ancora una risposta esatta non possiamo darvela.
Prima di ogni cosa pero’ voi DENUNCIATE, DENUNCIATE, DENUNCIATE

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