Jilboobs la nuova moda che arriva dall’Indonesia.

Sta facendo il giro del mondo uno nuova moda indonesiana chiamata Jilboobs. Il termine è un connubio fra la parola jilbab, il cosiddetto velo corto indossato dalle donne islamiche, e boobs, uno slang inglese riferito al seno.

Di cosa si tratta? In pratica del contrasto suscitato dall’indossare tale velo e contemporaneamente abiti aderenti, detti “occidentali”. Come era facile aspettarsi le autorità islamiche non hanno gradito la tendenza, e negli ambienti religiosi le giovani hanno ricevuto aspre critiche e rimproveri.

L’autorità musulmana nel paese, il Consiglio degli Ulema, ha vietato la pratica. Le reazioni però non si sono fatte attendere, tanto che sono state create numerose pagine sul più noto social network, facebook, dove le donne possono pubblicare le loro fotografie in jilboobs, manifestando così la loro adesione a tale nuova pratica.

Innanzitutto è bene precisare che, come potete constatare anche voi semplicemente visitando tali pagine, gli abiti indossati non hanno nulla di scandaloso o offensivo, nulla di oltraggioso, si tratta di semplicissimi abiti che qualsiasi ragazza occidentale potrebbe indossare senza essere minimamente notata. Non si tratta di scollature, minigonne, pizzi o simili, ma di semplici vestiti che lasciano intravedere il corpo della donna, salvo ovviamente qualche eccentrica esibizione come sempre accade in questi casi.

Jilboobs non è una moda scandalosa o offensiva

D’altronde quest’anno una piccola rivoluzione c’è stata, grazie all’assegnazione del premio Nobel a Malala Yousafzai, studentessa pakistana di soli 17 anni, che già all’età di 11 anni era diventata famosa per aver curato un blog per l’emittente televisiva inglese BBC, nel quale la giovane ha raccontato il regime talebano nel suo paese, il Pakistan.

Ma è anche vero che quest’anno, a giugno, una giovane ragazza per metà iraniana e per metà britannica, Ghoncheh Ghavami, è stata arrestata e tenuta ben 41 giorni in isolamento solamente per aver cercato di assistere ad una partita di volley a Teheran, capitale dell’Iran.

La poverina, coraggiosa, ha intrapreso uno sciopero della fame e della sete. Al di là di tediosi e sterili giudizi morali, già triti e ritriti, a me questa nuova tendenza non dispiace affatto. E si, perché jilboobs è una piccola rivoluzione, una rivoluzione rosa che permette a queste ragazze, belle informate e intelligenti, di sentirsi donne; di tirar fuori la femminilità che, chi più chi meno, salvo qualche pelosa eccezione, un po’ tutte possediamo.

In fondo, parliamoci chiaro, quale donna si sentirebbe tale con un palandrano che la nasconde da capo a piedi? Abbiamo già i nostri problemi con lo specchio, tra brufoletti, chili che si depositano con la velocità con cui ti sei scofanata una vaschetta di gelato, inestetismi di ogni genere. Indossare una tunica informe, che non donerebbe neanche a Giuliano Ferrara, non aiuta decisamente. Che poi, in fin dei conti, è una discriminazione al contrario, perché noi quando scegliamo un uomo bene o male sappiamo a cosa andiamo incontro. Prova tu a capire quali sorprese possono nascondersi dietro un padiglione da circo!

Fuor di ironia, è un messaggio importante che, anche grazie all’aiuto del social network, si sta espandendo a macchia d’olio sul web e non solo,e pone importanti interrogativi. Da che mondo e mondo le lotte femminili hanno sempre avuto significati profondi, in occidente come in oriente, duecento anni fa come adesso. Il termine in sé è già una provocazione, l’accostamento fra velo e seno non si può di certo definire delicato, ma non si tratta di un oltraggio alla religione islamica, ma di una web rivoluzione, da non sottovalutare.

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