Sta mica piovendo?

Ho incontrato un uomo, poco tempo fa, ci siamo presi un caffè. Così, per caso, i suoi occhi hanno incrociato i miei, e in un attimo ci siamo trovati ad un tavolino, a raccontarci. Capelli neri, occhi pure, pelle chiara. Lui mi racconta la sua storia, le sue origini. E io sto ad ascoltarlo. Viene da un posto molto bello. È un paese ricco di varietà. Profumi, sapori, colori, si mescolano perfettamente in un connubio di genuinità e autenticità.

Dalle montagne al mare, dal lago alla campagna, dalla città al paesino. Si mangia bene, in quel paese, benissimo. Si mangia sano, e tutto ha un sapore speciale. La cucina è l’espressione stessa di quel paese. Mi sta parecchio incuriosendo, già pregusto le prossime vacanze.

E poi ci si veste bene, mi ha raccontato. Il gusto, l’eleganza, la raffinatezza, pare non abbia pari.

Mi ha parlato della cultura di quel paese, la più importante al mondo lui dice. Poeti, scrittori, musicisti, scultori, pittori. Gli ricorda un pochino il nostro paese, e a me pure. La gente, romantica, passionale, verace. Ok, dopo corro in agenzia a prenotare.

Poi ha esitato un attimo, e dopo qualche sospiro ha continuato il racconto.

Eh si, perché nel suo paese ancora si muore per poco più di un’ influenza. Si muore per un calo di corrente. La maggior parte degli ospedali sono al limite del fatiscente, vecchi, talvolta neanche troppo puliti.

E poi ci sono veri e propri gruppi criminali che controllano un po’ tutto, e se non fai quel vogliono, prima ti bruciano la macchina, poi la casa, e infine fanno del male a te o a quelli a cui vuoi bene.

E non puoi mica rivolgerti alla legge sai? Perché li nessuno ti protegge veramente. Non è come da voi, dice. Li la giustizia non esiste, corruttori e corrotti sono ovunque. C’è gente spietata, senza scrupoli, pronta a farti la pelle.

E poi può capitare anche di morire, magari quando sei con la polizia, e nessuno sa come e perché. Non pensare che i malfattori verranno puniti, questo non succede, quasi mai. Ma succede anche che sei in classe e ti crolla in testa il tetto della scuola. Lo sanno un po’ tutti, così è.

C’è stato un dittatore poi, negli ultimi vent’anni. Non che prima fosse meglio eh, intendiamoci. Ma una “dittatura” di vent’anni ha lasciato i suoi segni. La libertà di stampa, la democrazia, l’eguaglianza? No, da loro niente di questo ha preso piede. Su qualche vecchio foglio, ma nulla più che carta straccia ha detto. Forse li la rivoluzione francese non è arrivata? Può essere. E si, ci sono dei ricchi, tanto ricchi, ricchissimi. Che girano con delle costosissime auto, e hanno bellissime ville. Tanto i soldi li fanno in altri paesi pare, ancora più poveri di questo.

Ci portano le loro attività in questi paesi, e fra schiavitù e sfruttamento ci scappa sempre un Porsche. Poi c’è gente accampata sotto i ponti, per strada, nelle stazioni, vicino ai cassonetti, d’estate come d’inverno. C’è gente, tanta tanta gente, che fa la fila tutti i giorni per un tozzo di pane, che mangia alla mensa dei poveri, che si veste di stracci vecchi.

E Dio non voglia che piova. Morti, distruzione, catastrofi. Fango, detriti, automobili che galleggiano come paperelle, case che si accartocciano, voragini che si spalancano ovunque. Scene da terzo mondo, si. Esattamente il terzo mondo.
Rimango un pochino a fissarlo, esterrefatta. Lui mi guarda, annuisce e, sorridendo, se ne va. Sente qualche goccia di pioggia, non si sa mai.

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